Il comparto maidicolo nazionale è certamente di primaria importanza per il significato strategico nei confronti delle principali filiere zootecniche, energetiche e industriali, nonché alimentari. Negli ultimi anni si è assistito tuttavia all’aumento di una serie di problematiche che hanno determinato una sensibile riduzione della competitività del comparto. A fronte di queste condizioni, diventa impellente individuare e ottimizzare le pratiche agronomiche che possono contribuire a garantire e mantenere alta la competitività di questo cereale. L’incremento dell’investimento colturale è certamente una di queste.

Il concetto di base è semplice: coltivare un maggior numero di piante sulla stessa unità di superficie al fine d’incrementare la produzione, sia in granella sia in biomassa e quindi in trinciato.
Secondo l’esperienza riportata nell’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 5 del 2015 (scarica gratuitamente), passando dal sistema di semina tradizionale del mais a quello innovativo, più di 10 piante/m² con interfila di 50 cm, l’aumento di resa è stato del 13% su scala aziendale e del 16% su scala parcellare.
Per ottenere questi risultati servono gli ibridi giusti e la riduzione della distanza tra le piante sulla fila non deve essere esasperata.